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Ucraina chiama Europa, possiamo voltarci dall’altra parte?

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Ucraina chiama Europa, possiamo voltarci dall’altra parte?

La portata del discorso del Premier ucraino Zelensky al Parlamento europeo in seduta straordinaria va al di là delle forti emozioni che ha suscitato.

Pone un problema politico serissimo ed inedito all’interno di un quadro tecnico preciso e collaudato.

Una sommaria premessa. UE e NATO sono cose assai diverse. Non tutti i Paesi membri dell’UE aderiscono alla NATO (Cipro e Malta non ne sono parte), non tutti i membri NATO sono Stati UE (USA e Turchia,ad esempio).

La NATO è un trattato internazionale ed ha natura militare e difensiva, l’UE è tutt’altra cosa. I Trattati europei non sono accordi internazionali e l’UE rappresenta un’ entità sovranazionale che tendenzialmente evolve verso il modello federale ed aspira ad una sua sovranità strategica in numerosi settori tra cui la politica estera e di difesa comune, purtroppo non completata.

Resta che, molto utile da sapere in questo momento, l’art.42 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) prevede al comma 7 che ove uno Stato membro “subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza” con ogni mezzo, in conformità dell’art. 51 della Carta ONU. La NATO, nell’ambito dell’obbligo di protezione reciproca tra Stati UE, non entra necessariamente in gioco a questo livello estremo.

Ciò detto, l’adesione all’UE impone un percorso preciso e l’allargamento ad un Paese che ne faccia domanda comporta una decisione unanime che presuppone la verifica dei criteri di adesione definiti fin dal 1993 nel Consiglio europeo di Copenaghen e ben individuati nel TUE. Rispetto della Rule of Law, economia di mercato funzionante, solidità delle Istituzioni democratiche e condivisione degli obiettivi politico-economici dell’Unione sono essenziali.

Il caso Turchia aiuta a capire, la sua candidatura risale all’87, lo status ufficiale di candidato è stato ratificato nel ’99 ed ancora oggi, per le ragioni assai particolari che  sappiamo, la procedura è in corso (con grande fatica).

In queste premesse, non esistono ostacoli tecnici a che all’Ucraina, nell’emergenza in atto, possa essere velocemente riconosciuto lo status ufficiale di candidato all’adesione, con voto unanime del Parlamento UE e,soprattutto,del Consiglio.

L’adesione alla NATO è altra cosa. E non è oggi indispensabile per mettere l’Ucraina sotto l’ombrello protettivo dell’Unione Europea.

Riconoscere l’auto determinazione  dell’Ucraina, Paese democratico ed indipendente, limitando la presenza di insediamenti militari NATO sul suo territorio sarebbe per Putin una soluzione accettabile?

Gli accordi di Minsk, formato Normandia, possono ancora oggi rappresentare la base di un’intesa politica?

La terza guerra mondiale è alle porte e per l’Europa, oltre che per gli USA, abbandonare l’Ucraina in tutto od in parte in mano Russa sulla base della forza militare, vorrebbe dire accettare “a tavolino” una sconfitta strategica globale.

La storia non fa sconti.

Dal secondo dopoguerra non si ricorda un momento di gravità comparabile a quello che stiamo vivendo se non quello dell’ottobre 1962, allorché  gli USA di Kennedy e la Russia Sovietica  di Chruscev si confrontarono ai limiti del conflitto nucleare sull’installazione a Cuba di missili nucleari MRBM e IRBM.

Purtroppo ciò che accade in Ucraina non è frutto del caso.

Il confronto planetario tra gli Stati Uniti, la Cina e la Russia è arrivato a punte estreme e dura da oltre 15 anni. In ballo c’è la supremazia economica e tecnologica globale e gli enormi trasferimenti di ricchezza che ne conseguono, anche per le persone comuni. La politica urlata ne è l’espressione nel mentre mito, storia e geografia (geopolitica in poche parole)forniscono l’ispirazione e la comunicazione del messaggio.

I grandi dittatori non mancano di visione strategica e ne fanno oggetto di narrazione. Chi avesse letto il Mein Kampf,scritto da Adolf Hitler e pubblicato nel 1925 avrebbe fatto bene a prenderlo sul serio.

Senza forzare il paragone, prego di andarsi a riguardare la famosa intervista al Financial Times rilasciata da Putin alla vigilia del G20 di Osaka del 28-29 giugno 2019 ove indica la Cina quale modello di stabilità rispetto all’Occidente ed afferma che la democrazia liberale nelle sue molte declinazioni ha esaurito il ciclo essendo incapace di prendere decisioni veloci e proporzionate ai fenomeni economici e tecnologici legati alla globalizzazione, con effetti finali negativi per i propri cittadini. L’elogio del sovranismo nazionale ne conseguiva inevitabilmente.

Come dargli torto. Nel momento in cui di sovranità parlino entità imperiali come USA,Cina e Russia.

L’Europa è un’oasi felice nel mondo, anche rispetto al modello nord-americano, ed è  evidente che la nostra idea di democrazia e Rule of Law non ha nulla in comune con la governance cinese o russa. Non è neppure utile stabilire chi sia meglio e chi abbia “ragione”. Il punto è che sono in discussione gli equilibri del mondo e che scegliere dove stare e come starci è il solo tema su cui vale discutere.

Si citano in queste tragiche giornate la guerra iniziata l’8 agosto 2008 in Georgia/Ossezia del Sud, in coincidenza della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino,  e si ricordano le occupazioni della Crimea e del Dombass (Donetsk e Lugansk) del 2014 e le reazioni relativamente distratte (sanzioni limitate) dell’Occidente a queste aggressioni,pur non meno gravi di quelle odierne e, anch’esse, nel nostro cortile di casa.

Quanto lontani i tempi, era il 2004, in cui l’Europa (e la Nato) si allargò ad Est per volontà democratica di popoli, già dominati dalla Russia sovietica, finalmente liberi.

Nulla lamentò allora la “madre Russia” accampando le remote ragioni della storia e della propria attuale sicurezza.

Pensiamo forse che in tutto questo non c’entri il crescente avvicinamento politico, economico e militare tra Russia e Cina, a partire dal 2014?

Non sappiamo se la Cina sia stata preventivamente consultata da Putin, ma pensiamo che se il test sull’Ucraina avesse successo, qualcosa non succederebbe nel mare di Taiwan?

Pensiamo che questo test avvenga in un momento scelto a caso? La debolezza che le ultime Presidenze USA sembrano mostrare al mondo e l’umiliante modalità di uscita dall’Afghanistan legittimavano luogo,tempi e “stile” del test.

Non sembrava che gli USA sarebbero stati capaci di reagire e che l’Europa si sarebbe svegliata nella consapevolezza dei suoi interessi strategici.

Tali interessi coincidono piattamente con quelli del nostro principale alleato? Non lo penso affatto ma so che ora non è questa la domanda giusta.

Oggi la domanda, retorica, è se i nostri interessi strategici europei siano compatibili con quelli  di Cina e Russia.

I demoni della terza guerra mondiale sono già al lavoro nel cuore dell’Europa (ancora una volta) e non se ne può uscire senza un “vincitore”.

Si può tuttavia ancora fare in modo che la Russia di Putin prenda atto che la terza guerra mondiale non può vincerla a tavolino.

Cosa che la millenaria cultura cinese sembra aver capito.

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