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TRASPORTO MARITTIMO DEGLI ANIMALI VIVI: ENNESIMA STRAGE ANNUNCIATA IN ROMANIA

Conte & Giacomini Avvocati > Diritto degli animali  > TRASPORTO MARITTIMO DEGLI ANIMALI VIVI: ENNESIMA STRAGE ANNUNCIATA IN ROMANIA

TRASPORTO MARITTIMO DEGLI ANIMALI VIVI: ENNESIMA STRAGE ANNUNCIATA IN ROMANIA

E’ di ieri la notizia dell’ennesima strage di animali vivi a causa della loro esportazione via mare dall’Europa al Medio Oriente.

La nave mercantile «Queen Hind», partita domenica 24 novembre dal porto di Midia, in Romania, con destinazione l’Arabia Saudita, con a bordo circa 15 mila ovini, si è, infatti, adagiata su un fianco subito dopo aver lasciato il porto, scivolando lentamente nelle acque ghiacciate del Mar Nero.

Solo una trentina di pecore sono state salvate, una vera e propria strage di ovini che certamente poteva e doveva essere evitata.

La nave, infatti, è stata costruita nel 1980, ed è stata approvata dalle autorità romene per il trasporto di animali vivi nel marzo scorso malgrado la stessa non fosse stata progettata per tale tipo di trasporto e avesse avuto recenti problemi al motore.

Già quest’estate le autorità competenti rumene avevano approvato l’esportazione di 70.000 ovini diretti verso il Golfo Persiano, malgrado il Commissario della Commissione europea Andriukaitis avesse espressamente chiesto al Ministero dell’Agricoltura rumeno di bloccare tale viaggio poiché non sarebbe stato possibile garantire il benessere degli animali a causa delle temperature estreme.

Ricordo che, sulla scia della denuncia che il nostro studio ha presentato per conto delle associazioni di protezione animale la tedesca “Animal Welfare Foundation” e la svizzera “Tier Schutz Bundzurich” davanti alla Commissione europea contro 13 Stati membri per la violazione del Regolamento CE n. 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto via terra (la quale è ancora al vaglio della Commissione stessa), nel dicembre 2017 abbiamo presentato un’altra denuncia presso la Commissione europea e l’European Maritime Safety Agency contro alcuni Stati membri per la presunta violazione del Regolamento CE 1/2005, della direttiva sulle Port State Control 2009/16/CE e delle Convenzioni internazionali SOLAS e MARPOL durante il trasporto via mare di animali vivi verso Stati terzi.

Infatti, come è emerso dalle indagini svolte dalle sopracitate associazioni tra il 2014 ed il 2017 in diversi porti europei, l’esportazione di circa 2 milioni di ovini e bovini verso la Turchia, il Medio Oriente e il Nord Africa avviene nella maggior parte dei casi su ex navi cargo che hanno un età media di 35 anni (e, per tale motivo, ad “alto rischio” in base agli standard previsti dal Paris Memorandum of Understanding on Port State Control) e quasi tutte battenti bandiera black list.

Inoltre, il 90% di esse è classificato da Enti di Classificazione che non fanno parte dell’IACS e sono per lo più sconosciuti.

Pertanto, abbiamo riscontrato la presunta violazione non solo del Regolamento CE 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate, ma anche della Direttiva 2009/16/CE che stabilisce i controlli che devono essere svolti sulle navi straniere che scalano un porto europeo da parte dell’Autorità dello Stato del porto stesso e il cui fine è, appunto, ridurre l’utilizzo di navi sub standard rispetto alle Convenzioni Internazionali che regolano la sicurezza della navigazione.

Di conseguenza, abbiamo anche denunciato la relativa violazione delle Convenzioni Internazionali che riguardano la sicurezza durante la navigazione e la protezione dell’ambiente marino, che potrebbe quindi porre in serio pericolo non solo la salute degli animali ma anche la sicurezza dell’equipaggio e dell’ambiente.

Si aggiunge poi che, malgrado la Corte di Giustizia dell’Unione europea nell’aprile 2015 abbia confermato con sentenza C-424/13 che il Regolamento si applica anche nel caso in cui la destinazione del trasporto sia un Paese terzo (poiché il benessere degli animali deve essere garantito per l’intero viaggio), una volta che gli animali giungono nel porto dello Stato terzo nessuna disposizione del Regolamento sul loro benessere sembra essere rispettata. Ciò detto, è chiaro che vi è una responsabilità delle autorità competenti dello Stato di partenza poiché, alla luce della pronuncia di cui sopra, esse non dovrebbero autorizzare questi trasporti o, almeno, dovrebbero chiedere dei cambiamenti nei piani di viaggio in modo da assicurare il rispetto di quanto stabilito dal Regolamento.

Anche questa denuncia è ancora al vaglio della Commissione europea anche se, alla luce dei recenti episodi, è evidente la necessità di aprire le procedure di infrazione contro alcuni Stati per garantire il pieno rispetto della normativa europea e, soprattutto, il benessere degli animali che, in base all’articolo 13 del Trattato di Lisbona, sono esseri senzienti.

Avv. Manuela Giacomini