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Servono super tecnici per usare i fondi UE.

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Servono super tecnici per usare i fondi UE.

Ovviamente e,purtroppo,solo a causa dei tragici effetti della pandemia in atto da un anno, si parla di Europa. In termini spesso confusi, ma se ne parla. Prendendo atto,positivamente o negativamente,del fatto che determinate sfide globali (non solo quella posta dal Covid-19)non sono alla portata dei singoli Paesi membri dell’Unione.

E’ già un risultato.

Il sistema Europa, come sappiamo, rende oggi disponibili per gli Stati notevoli risorse (in parte a debito, in parte a fondo perduto) che rappresentano un’occasione davvero straordinaria di investimenti strutturali capaci (in astratto) di dare una svolta innovativa di lungo periodo.

Parliamo non solo delle politiche durevoli di espansione monetaria della BCE, dell’allentamento temporaneo delle clausole di salvaguardia del Patto di Stabilità e Crescita e del nuovo e più tollerante quadro normativo in materia di aiuti di Stato. Del Fondo SURE per l’emergenza sociale ( finanziamento della cassa integrazione, tanto per capirci), della nuova e controversa linea di credito sanitaria prevista nell’ambito del MES, della ricapitalizzazione della BEI.

Parliamo soprattutto dei fondi stanziati dal Next Generation EU, degli stanziamenti approvati  a fine dicembre 2020 (non senza fatica) in seno al Quadro Finanziario Pluriennale europeo per il 2021/2027, ai criteri di elasticità introdotti per l’utilizzo dei Fondi UE “ordinari” (POR,PON,PSR,FESR,FSE,FEASR) da parte degli Stati membri ed in relazione ai quali, quanto all’Italia, alcuni Ministeri e le Regioni debbono ancora spendere 38 miliardi previsti nei 74 programmi italiani 2014/2020. L’Italia in questo ambito è storicamente uno degli ultimi Paesi nella graduatoria europea sulla capacità progettuale e di spesa.

Complessivamente, per  il nostro Paese, stiamo parlando di oltre 250 miliardi complessivi (208 per i nuovi strumenti cui vanno aggiunti i Fondi “ordinari” non spesi per il periodo trascorso e quelli relativi al prossimo periodo).

Su questa dimensione si articola la controversia politica in atto sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che la Commissione UE dovrà condividere sulla base delle Linee Guida emanate il 17/9/2020.

Nell’ottobre 2020 le Camere si sono espresse con un atto di indirizzo rivolto al Governo a predisporre il Piano e, da allora, sono accadute molte cose che non hanno riscosso consenso in sede UE, hanno determinato una quasi crisi di Governo, hanno portato all’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, il 12 gennaio scorso, di una proposta di PNRR (6 Missioni,16  Componenti e 47 Linee di intervento) che il Parlamento dovrà discutere e che sarà oggetto di confronto con le Regioni e le forze economiche e sociali.

L’ultima parola all’Europa.

Lascio perdere la politica e lo spettacolo, poco chiaro, cui tutti stiamo assistendo in questa fase. Ho qualche idea ma non è la mia materia né la sede.

Ciò che mi pare evidente è che, nel mentre il c.d. quadro politico non aiuta l’Italia ad essere interlocutore affidabile delle Istituzioni UE dalle quali le risorse provengono, esiste anche un poderoso problema tecnico che anche una recente, ottimistica intervista del competentissimo Direttore dell’Agenzia per la Coesione territoriale,Massimo Sabatini, non riesce a nascondere. Debbono essere assunti 2800 giovani preparati in materia di progetti europei.

E’ un ambito estremamente complesso e specialistico sul quale i Governi nazionali e regionali degli ultimi decenni non si sono adeguatamente misurati e che in condizioni normali ci vedono quasi ultimi della classe.

Cosa accade in tempi straordinari ed emergenziali?

Abbiamo risorse tecniche adeguate per capacità e numero? La sola volontà politica, che è la premessa, non basta affatto per chiedere le risorse nel modo giusto ( e ottenerle e spenderle correttamente nei modi e nei tempi dati). Il lavoro va fatto secondo lo standard UE ed a questo i più non sono abituati/attrezzati.

Se a un ruolo cercherei di chiamare Mario Draghi oggi, non è quello di Primo Ministro o di candidato alla Presidenza della Repubblica. Il ruolo essenziale ed urgente per il Paese è quello che attiene la guida tecnica  alla definizione di dettaglio del PNRR , il confronto con la Commissione UE e la vigilanza sull’esecuzione dei progetti. La politica viene dopo , le elezioni si faranno ed il loro risultato non sarà certo indipendente dal modo in cui i Fondi europei saranno acquisiti e spesi.

Vorrei, da ultimo, tentare di ricordare una cosa di cui, incredibilmente, nessuno parla e che avrà non poco impatto sulla vita dei cittadini e, nell’immediato, sulla stessa gestione delle risorse europee.

Il 28 settembre 2020, dopo una indispensabile fase organizzativa, si è insediata la Procura Europea (EPPO)istituita col Regolamento 1939/17. Questa importantissima nuova Istituzione UE è oggi operativa.

Essa è competente sui reati previsti dalla Direttiva 1371/17 che, in parole semplici, sono i delitti che ledono gli interessi finanziari dell’Unione.

E’ una vera rivoluzione che introduce il primo set di “reati federali” sottratti alla competenza nazionale con riferimento all’esercizio dell’azione penale.

L’uso corretto ed appropriato dei Fondi europei rientra per definizione in quest’area.

E’ bene che ne siano consapevoli non solo i c.d. esperti, ma anche i politici in generale ed i cittadini.

Meglio ragionarci fin da subito.

L’Europa è complessa ed è bene conoscerla, sia per chi ci crede, la desidera forte e coesa e vuole contare al suo interno , sia per chi la detesta e si muove come se volesse uscirne. Le parole, come noto,pesano e chi ha o vuole responsabilità di governo deve usarle con cura.

(Articolo pubblicato sul Secolo XIX, edizione del 26/1/2021)

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