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Schengen, l’Europa e…i nostri concittadini residenti che intendono tornare in Italia.

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Schengen, l’Europa e…i nostri concittadini residenti che intendono tornare in Italia.

L’accordo Schengen nasce nel giugno 1985 e si completa con la Convenzione firmata il 19 giugno 1990 entrata in vigore nel 1995.
Dal 1999 questo insieme normativo, inizialmente di diritto internazionale tra i 5 Paesi europei sottoscrittori (Belgio,Francia,Germania,Lussemburgo e Paesi Bassi), è stato integrato nel diritto UE ed è parte importante della legislazione euro unitaria.

Oggi 22 Paesi Membri vi hanno aderito , oltre ad altri 4 Paesi non Membri(Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). Inghilterra e Irlanda non ne sono mai state parte.

Detto questo, e rimanendo all’essenziale prima di arrivare al punto, è importantissimo avere chiaro che questo accordo, in condizioni ordinarie e per quanto riguarda la circolazione delle persone, elimina ogni controllo alle frontiere interne per i cittadini europei dei paesi aderenti.

Diversa cosa sono le frontiere esterne che, naturalmente, restano controllate e soggette a ben diverse regole di ingresso. Il tema dell’immigrazione da Paesi extra UE è tutt’altra cosa, come tutti sappiamo benissimo.
Torniamo quindi al tema dell’area europea Schengen.

Di fronte all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, fino a ieri, non vi era stata nessuna sospensione generale ma esclusivamente pesanti limitazioni, giustificate dai rischi alla salute, da parte di numerosi Stati europei aderenti che, come d’altronde l’Italia, hanno anche disposto numerosi e giustificati limiti alla circolazione dei propri cittadini all’interno del territorio nazionale. Dopo che anche la OMS, riconosciuta la gravissima natura del virus e la sua diffusione globale, ha nei giorni scorsi dichiarato lo stato di pandemia al livello 5, l’Italia è giustamente (e disgraziatamente) diventata un modello per quasi tutti. Purtroppo in ritardo e con eccezioni che lasciano davvero perplessi (non voglio usare le parole che ho in mente ed il lettore può metterci mentalmente le proprie).
Solo ieri la Commissione UE, ha sospeso Schengen quanto alle frontiere esterne; e per 30 giorni nessuno può più varcarle in entrata (salvo in casi limitatissimi e verificati, quali ad esempio e tanto per capire, uno scienziato di un Paese terzo che arrivi in Europa per collaborare alla ricerca sul virus).

Quanto al transito alle frontiere interne, ribadisco che le limitazioni drastiche esistono e sono quelle che ben conosciamo anche a livello interno. Ma Schengen non è sospeso. Alle frontiere interne infatti nessuno Stato Membro ha posto, né può porre, limitazioni esclusivamente basate sulla nazionalità. Per capirci, l’Italia può impedire o limitare l’ingresso di un francese per ragioni sanitarie valide anche per gli italiani, ma non per ragioni sanitarie aggiuntive che riguardino solo il francese in quanto tale. E così in assoluta reciprocità.

La totale sospensione assoluta di Schengen, d’altronde, non sarebbe un atto utile contro il virus. A questo servono la limitazione degli spostamenti dei cittadini europei (e non solo). Sarebbe esclusivamente un atto politico devastante per il concetto, già ammaccato, di Europa , deliberato da Leaders che vorremmo lucidi e proiettati ad un dopo virus che richiederà molta solidarietà utile.

Vengo ora all’ultimo punto che crea ansia motivata in tante famiglie.

Schengen non c’entra col diritto di un cittadino europeo che si trovi fuori dal proprio territorio nazionale( per ragioni di studio, lavoro, salute o turismo), di rientrarvi.
Un cittadino europeo di nazionalità italiana che si trovi in Spagna o uno spagnolo che sia in Italia, hanno diritto assoluto di rientrare nel proprio Paese sia pure con le modalità protette che la situazione impone, sia durante il percorso, sia al passaggio della frontiera interna. Potrà e dovrà subire controlli e quarantene , ma il rientro a casa deve essergli permesso, eventualmente con idonei mezzi di trasporto propri ed a proprie spese, ove lo Stato nazionale di riferimento non possa provvedere.

Questo è il vostro diritto. Ed è bene esserne consapevoli.

So benissimo che la pratica è spesso diversa e, nell’immediato, si impone. Ma rivendicare i propri diritti e rispettare i doveri è parte della cultura europea ed è fondamentale sottolinearlo e documentarlo specie in questi momenti.
Se poi si è costretti a soccombere rispetto ad un’azione scorretta e sostanzialmente illegale, ciò è di scarsa consolazione immediata, ma è utile sapere che il momento per lamentarsene legalmente con risultato tangibile inevitabilmente arriva, finché in Europa esisterà un sistema giudiziario indipendente.

Giuseppe M. Giacomini
Avvocato in diritto euro unitario e penale

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