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Processo “Multipurpose”: imputati assolti “perché i fatti non sussistono”

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Processo “Multipurpose”: imputati assolti “perché i fatti non sussistono”

The “Multipurpose” terminal in the port of Genoa is probably the most emblematic case of the complexity in managing public leases in ports where different operators’ interest are involved.
Suffice it to say that following this case the former President of the Port Authority was arrested. Also, many other port managers were put under criminal investigation for altering the result of the tender, which was launched in 2004.
Today, this story has finally come to an end.
On the 13th of March 2014, the Corte di Cassazione found all the accused not guilty.

Il 13 marzo 2014 la Corte di Cassazione ha finalmente posto la parola “fine” sulla tormentata vicenda “Multipurpose” accogliendo pienamente il nostro ricorso nell’interesse di Aldo Grimaldi, oltre che quelli dei legali dei coimputati, e rigettando le impugnazioni del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Genova e della parte civile.
La sentenza della Corte di Appello di Genova è stata annullata senza rinvio e tutti gli imputati sono stati assolti “perché i fatti non sussistono”.
Si tratta di un risultato straordinariamente positivo, tenuto anche conto del fatto che la Cassazione, Giudice del diritto, molto raramente, quando annulla una sentenza, decide direttamente sui fatti. Più spesso, in tale ipotesi, rinvia infatti al Giudice di merito per il riesame del caso alla luce dei principi di diritto da lei indicati.
Ma facciamo un passo indietro.
I fatti oggetto del capo di imputazione risalgono a circa 10 anni fa.
Già nel 2003, l’Autorità Portuale di Genova (con l’allora Presidente Gallanti) aveva tentato di promuovere intese tra i soggetti interessati al terminal Multipurpose, al fine di realizzare una suddivisione delle aree che contemperasse i molteplici interessi in gioco.
Gli accordi in questione non si perfezionarono durante il mandato del Pres. Gallanti e vennero ripresi in considerazione durante il mandato del Pres. Novi.
Fu infatti in quel periodo (primavera 2004) che venne siglato un accordo che prevedeva una “spartizione” consensuale delle aree del Multipurpose fra i diversi soggetti imprenditoriali interessati.
La Procura della Repubblica di Genova ha ritenuto che l’accordo di cui sopra fosse il risultato della commissione di diversi reati, primi fra tutti alcuni delitti contro la pubblica amministrazione quali la turbativa d’asta e la concussione.
Secondo i Pubblici Ministeri, infatti, l’allora Presidente dell’Autorità Portuale di Genova ed altri soggetti di primaria importanza in ambito portuale, avrebbero turbato la procedura di evidenza pubblica indetta nel novembre 2003, commettendo concussioni, allontanando gli offerenti e promuovendo accordi sostitutivi ex art. 18 co. 4 Legge 84/1990 che, sempre secondo la tesi accusatoria, in quel caso, non sarebbero stati consentiti. Con ciò danneggiando sia la Pubblica Amministrazione, sia taluni operatori portuali che, secondo l’accusa, si erano trovati costretti ad accettare la “spartizione” promossa/imposta dall’Autorità Portuale.
A seguito dell’instaurarsi dell’indagine penale, tale “spartizione” delle aree del Multipurpose alla quale si era arrivati nel 2004 è stata quindi messa in discussione e i soggetti firmatari dell’intesa sono stati ,di conseguenza, privati del loro diritto a permanere sulle aree che erano state loro concesse in virtù del sopra menzionato accordo.
Inizialmente, l’Autorità Portuale di Genova, in attesa che il procedimento penale seguisse il suo corso, aveva rilasciato a detti soggetti titoli concessori provvisori, consentendo la continuazione delle loro attività su quelle aree ed evitando così di bloccare o comunque ridurre sia l’operatività delle singole imprese, sia quella del Porto di Genova. E anche perché, in tal modo, si sarebbero limitati i danni che agli stessi sarebbero derivati in conseguenza di un eventuale,possibile risarcimento nel caso in cui l’accertamento penale si fosse concluso in senso favorevole agli imputati. Come poi è effettivamente accaduto.
Le determinazioni della Autorità Portuale genovese ad un certo punto sono però cambiate.
La stessa, ha deciso di indire una gara per l’assegnazione del Multipurpose, compendio che, proprio in virtù di detta gara, è stato poi assegnato in via definitiva proprio all’operatore portuale che aveva rappresentato la principale fonte accusatoria.
La scelta sopra menzionata ha aperto la strada a rilevanti rischi che, se all’epoca sembravano lontani, oggi, sono diventati realtà.
La Corte di Cassazione ha infatti una volta per tutte chiarito che i reati contestati dalla Pubblica Accusa erano insussistenti, restituendo ai protagonisti della vicenda la dignità e l’onorabilità che qualcuno aveva messo così pesantemente in discussione nonostante la debolezza dell’impianto accusatorio ed a fronte di decenni di attività imprenditoriale e professionale svolta con autorevolezza e trasparenza da tutti gli imputati.
Cosa succederà a questo punto della incredibile vicenda?
Il problema non è da poco sotto il profilo pratico e giuridico.
Le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione non risultano ancora depositate ma è facile immaginare le conseguenze quanto ai danni subiti dagli operatori, dalla stessa Autorità Portuale, dal Porto di Genova e dalla città nel suo complesso.
Per non parlare del pregiudizio, non solo economico, subito dai protagonisti del processo bollati per anni da un marchio d’infamia tanto ingiusto quanto doloroso da cancellare. Anche se non va dimenticato che, comunque, sono stati in molti a non dubitare mai della loro onestà.
Saremo pertanto davvero tanti a leggere con interesse le motivazioni di questa storica sentenza.
Beccaria scriveva che ciascun cittadino deve avere il potere di fare tutto ciò che non è contrario alle leggi, senza temere altro inconveniente se non quello che può nascere dalle azioni medesime…anche in questo senso la storia del Multipurpose ci insegna molte cose!

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