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Presentazione del libro “Europa sovrana ideale necessario”

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Presentazione del libro “Europa sovrana ideale necessario”

A book on Europe needed to protect States and citizens in the global scenario.

As we know the process to strengthen and improve European governance is experiencing a difficult but fundamental phase. The author of the book criticizes the strong nationalistic approach (sovranismo) unsuitable for facing the great federal powers (USA, China…)

European sovereignty is also essential to defend the national sovereignty of its individual States.

If necessary, we can start from a few States to carry out the first core of federal Europe.

It is a great opportunity for Italy to be the protagonist of this historical phase.

 

Europa sovrana ideale necessario. Tema che ci riguarda tutti, molto direttamente

Le immagini di copertina del libro, mostrano l’alternativa tra un’Europa di Stati sovranisti come torta che le grandi potenze  si dividono o come grande potenza federale sovrana che compete da “pari” nello scenario mondiale. Confido che queste immagini trasmettano efficacemente la prima idea guida che lo ha ispirato.

Non ho difficoltà a dichiararmi europeista e, in questo senso, rivendico il diritto ed il dovere di critica e di proposta per contribuire al dibattito su come migliorare l’Europa ed essere, in quanto Italia, attori autorevoli e costruttivi in tale percorso.

I cinque anni di mandato della Commissione UE appena eletta saranno decisivi per questo.

Quello che voglio sottolineare è che anche per coloro che siano animati da un forte spirito nazionale, il problema non cambia.

L’ideale di un’Europa sovrana in decisivi settori strategici costituita,in una prima fase, da un numero limitato di Stati fondatori, non è solo un valore  ma è una necessità per tutti, scettici compresi. Inclusi coloro a cui sta a cuore una sovranità nazionale “possibile”, che solo a livello europeo può essere effettiva e concretamente protetta.

Tutti i grandi player, dagli USA alla Cina, sono colossi federali e non è realistico immaginare che i singoli Stati europei, Germania compresa, possano competere a quel livello.

Un’Europa fatta di Stati sovranisti  renderebbe i singoli membri “satelliti” dei nuovi (e vecchi) imperi extraeuropei che si stanno spartendo le zone di influenza del mondo.

A seconda della scelta di campo, l’Europa sarà inevitabilmente una fetta della torta o un commensale con pari dignità.

La seconda idea guida è  quella di aiutare il lettore a capire che il tema della scelta europea non è un dialogo sui massimi sistemi, ma riguarda gli aspetti più minuti della vita quotidiana di tutti noi.

Spero di esserci riuscito attraverso alcuni casi esemplari che hanno toccato, toccano e toccheranno anche l’economia della nostra città.

Uno di questi casi è esploso dopo la pubblicazione e, quindi, non è trattato nel saggio. Vale la pena di farvi cenno.

La questione ILVA/Arcelor Mittal, che interessa anche Genova,tra i molti e complessi aspetti legali che la caratterizzano è  connotata da un fondamentale ed originario profilo di diritto euro unitario, di cui si parla poco e male.

Dal  2013 infatti la Commissione UE ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano ( n.2013/2177) per grave violazione del diritto UE in materia ambientale (Direttive 2010/75/UE, 2004/35/CE e 2008/1/CE) con riferimento al sito di Taranto.Con tale procedura la Commissione ingiunge all’Italia dal 2013 di bonificare a proprie spese il sito, segnalando, tra l’altro, che il DPCM 14 marzo 2014 “anziché migliorare la situazione di fatto esistente, ha ritardato viepiù la data della messa in regola dell’impianto…..consentendo, in ordine a taluni interventi, che l’ultimazione degli stessi  potesse essere dilazionata addirittura fino all’agosto 2016.”Dalla Relazione presentata dal sub commissario ILVA il 10 gennaio 2014 si prevedeva in proposito che lo Stato avrebbe dovuto affrontare una spesa di “circa 3 miliardi di Euro per attuare le misure”.

E’ dunque innanzitutto chiarissimo che è lo Stato italiano ad essere tenuto alla bonifica dell’impianto. E ciò a prescindere dal fatto che riesca a “scaricare” il rilevante onere economico su eventuali affittuari  o acquirenti.

Fatta questa premessa, poiché ho sentito evocare la rigidissima normativa UE in materia di divieto di “aiuti di Stato”, mi pare opportuno ricordare alcune cose che sembrano sfuggire al dibattito in corso:

  1. Lo Stato,come noto, può benissimo intervenire nel mercato acquisendo un’impresa purché questo sia economicamente ragionevole e non si faccia forte di risorse pubbliche per violare le regole di concorrenza (criterio dell’imprenditore privato),
  2. I 3 miliardi circa (o qualunque altra somma) da investire nella bonifica e nell’ammodernamento dell’impianto non potrebbero mai essere considerati “aiuti di Stato” vietati dalla Commissione UE che, come detto, dal 2013 impone all’Italia di investirli per sanare la procedura di infrazione da lei stessa aperta. La nazionalizzazione o meno non è minimamente legata a questo fattore. Diversa cosa è stabilire se convenga , restando fermo che la bonifica è comunque obbligatoria.

Come sappiamo, sotto numerosi Governi è accaduto (o non accaduto) di tutto.

Gli  “scudi penali” sono solo una parte secondaria e superabile del problema, essendo peraltro noto che anche a seguito delle doverose  iniziative della Magistratura penale di Taranto il problema è esploso consentendo, in ogni caso, di sequestrare/confiscare ai Riva ingentissime somme (oltre un miliardo di Euro) da destinare alla bonifica.

Ciò detto,non sono un economista e, sul punto, mi affido a commentatori esperti  i quali unanimemente affermano  che:

  1. La produzione di acciaio italiano/europeo è essenziale per l’industria del continente,
  2. Perdere lo stabilimento di Taranto (il principale in Europa) vorrebbe dire compromettere 1 punto e ½ di PIL all’anno e distruggere un’asset strategico,
  3. Il fabbisogno di acciaio è in ciclo negativo ma ciò non modifica il trend strategico di lungo periodo . Privarsi della possibilità di partecipare ad una ripresa del mercato significa solo ancora una volta indebolire l’Italia e l’Europa nella competizione globale ( non si può escludere che questo fosse/sia  lo scopo vero di Arcelor Mittal. La Magistratura penale è al  lavoro).

Fatta questa premessa mi pare che le strade percorribili non siano molte:

  1. o Mittal recede dai suoi propositi a condizioni economiche invariate salvo il chiarimento sullo “scudo”
  2. o lo Stato indice una nuova gara europea
  3. o lo Stato nazionalizza, magari provvisoriamente, ILVA

Resta fermo l’obbligo dello Stato di provvedere alla bonifica con somme che non solo non costituiscono” aiuti di Stato” vietati ma che possono essere anche escluse dai “maledetti” parametri deficit/PIL.

Un secondo caso riguarda la tragedia del Ponte Morandi e la realizzazione della Gronda di cui parlo analiticamente nel mio saggio e che qui accenno in estrema sintesi.

La concessione di Autostrade fu prorogata , previa analisi ed approvazione della Commissione europea, proprio perché Autostrade era impegnata a realizzare la Gronda.

La concessione non poteva essere di fatto revocata “a priori” con una legge speciale ma poteva esserlo solo all’esito di una ben precisa procedura amministrativa.

Nel frattempo Autostrade aveva l’obbligo di ripristino a propria cura e spese ed il diritto ad essere “stazione appaltante” dei relativi lavori, sia pure sotto il controllo di un Commissario speciale.

Sappiamo come è andata e sappiamo che, avendo Autostrade avviato un contenzioso legale su questi temi, sostenendo il contrasto del “Decreto Genova” con i più elementari principi costituzionali e di diritto euro unitario, il TAR Liguria ha  ritenuto rilevanti e fondate le questioni sollevate ed ha pronunciato Ordinanze di rinvio alla Corte Costituzionale ( non è detto che anche la Corte europea possa essere interpellata in un prossimo futuro).

Avendo cambiato il destino della portualità italiana con la sentenza “Porto di Genova” del dicembre 1991 della Corte europea che portò all’abolizione del monopolio del lavoro portuale ed alla prima Legge sui porti del ’94, non mi stancherò di sostenere e dimostrare che l’Europa, pur da riformare, è una straordinaria opportunità di cui occorre fare buon uso.

Non solo il Diritto ma anche la Politica è una cosa seria ed il mio saggio, alla fine, vuole comunicare questo concetto oggi maltrattato.

Giuseppe M. Giacomini