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Per fruire dei vantaggi del Registro Internazionale navale Italiano non occorre la stabile organizzazione

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Per fruire dei vantaggi del Registro Internazionale navale Italiano non occorre la stabile organizzazione

Ottime notizie per le compagnie di navigazione comunitarie con navi iscritte nel Registro Internazionale navale Italiano (“RII”).

Agli inizi di novembre la Commissione tributaria provinciale di Genova (Pres. e rel. R. Di Napoli) ha stabilito che, per accedere ai benefici fiscali del RII, le società di navigazione costituite in altro Stato membro non hanno bisogno di avere una Stabile Organizzazione (S.O.) in Italia.

I Giudici genovesi hanno, in particolare, osservato che il requisito della S.O. non è previsto dalla normativa di riferimento (art. 4 Decreto RII). Sono, quindi, ancora valide le conclusioni raggiunte vent’anni fa dall’Agenzia delle entrate, Direzione Regionale della Liguria (v. risposta ad interpello 10 gennaio 2002 – inedita). E ciò con buona pace dell’Ufficio (Direzione Provinciale di Genova), cui non è servito invocare (durante l’arringa finale) l’orientamento (pro S.O.) assunto in primavera dalla Direzione Centrale Grandi Contribuenti (v. risoluzione n. 15 del 2 marzo 2021).

Per i Magistrati liguri, quindi, la società maltese ricorrente ha utilizzato legittimamente il credito d’imposta previsto dal regime del RII per assorbire l’IRPEF dovuta dai marittimi imbarcati (“Credito d’imposta”).

La decisione è inappuntabile. L’art. 4 (comma 1) del Decreto RII, infatti, si limita a esigere che il richiedente eserciti “l’attività produttiva di reddito” (di cui al comma 2, ossia) “derivante dall’utilizzazione di navi iscritte nel Registro internazionale”. Detto altrimenti l’art. 4 non prevede alcuna corrispondenza fra l’attività agevolabile e la sua tassazione in Italia, come, invece, sostenuto dall’Agenzia (non considerando peraltro che, secondo il diritto fiscale internazionale, il fatto che un’impresa di navigazione non residente abbia una S.O. italiana, non la rende, di regola, soggetta a tassazione nel nostro Stato).

Né è possibile contestare alla società “straniera” di non possedere lo status di “armatore comunitario” (qualità richiesta, ma per situazioni e ragioni diverse, dal regolamento eurounitario sul cabotaggio, secondo cui, la nave deve venir gestita a partire da uno Stato membro). Infatti, prosegue la Commissione tributaria, l’iscrizione nel RII, una volta concessa Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, non può subire “interpretazioni autentiche o limitazioni da parte di altri Organi estranei a quell’Amministrazione” (ad es. da parte dell’Agenzia delle entrate).

Semaforo verde, quindi, alla gestione della nave (iscritta al RII) in modo accentrato con il resto della flotta (ossia “in pool”), e anche se (come nel caso oggetto di giudizio) la carica di “pool manager” sia rivestita da un soggetto extracomunitario (1). La gestione in pool, infatti, non solo rappresenta la best practice dei gruppi armatoriali multinazionali per aumentare “la redditività della flotta”, ma, precisano i Giudici della Laterna, è un modello organizzativo compatibile con le linee guida della Commissione UE.

La battaglia fra Confitarma e Assarmatori, inizialmente divise sul tema e poi finalmente unite nel sostenere (allineandosi all’Agenzia delle entrate) la necessità – per chi voglia accedere agli aiuti del RII – di un “serio radicamento sul territorio nazionale”, ha avuto, insomma, un ulteriore e inatteso colpo di scena.

Difficilmente, comunque, l’Agenzia si darà per vinta. E di certo i controlli – che la Direzione Grandi contribuenti aveva annunciato anche per il passato – non si fermeranno.

Ora, però, chi si oppone può finalmente contare (anche) su di un solido precedente.

Resistere, resistere, resistere!

 

Nicolò Raggi

n.raggi@contegiacomini.net

 

(1) Rinvio, sul punto, al mio precedente intervento “L’Erario ha iniziato la caccia agli armatori extra UE” (consultabile all’url: http://www.contegiacomini.net/lerario-ha-iniziato-la-caccia-agli-armatori-extra-ue).

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