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L’Europa è adesso. A partire dalla nuova disciplina approvata il 19 marzo dalla Commissione UE che rivoluziona la materia degli Aiuti di Stato a sostegno dell’economia degli Stati membri.

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L’Europa è adesso. A partire dalla nuova disciplina approvata il 19 marzo dalla Commissione UE che rivoluziona la materia degli Aiuti di Stato a sostegno dell’economia degli Stati membri.

Qualche sforzo per capire le criticità europee che si manifestano con estrema chiarezza in questa fase, dobbiamo farlo anche noi con molto realismo e lucidità.
Per l’Italia, e non solo per l’Europa, è un’occasione imperdibile e l’emergenza che viviamo non permette ulteriori rinvii. E’ il momento delle decisioni storiche, quelle che richiedono visione strategica e che segnano i decenni a venire.
Innanzitutto provate a immaginare il caso in cui l’Italia possa trovarsi a gestire, da sola e contemporaneamente, la fase della ripartenza e l’uscita dall’Euro (e dall’Europa?) ed immaginate che una tale tempesta perfetta possa sia gestita da un Governo sovranista guidato dal “ massimo leader” che oggi esprime.
Ovviamente una tale domanda non dobbiamo porcela solo noi e l’Europa mediterranea, ma anche l’Europa del Nord che verrebbe inevitabilmente contagiata da una nostra crisi economica e politica di dimensioni incalcolabili in un mondo molto turbolento e sempre più dipendente da poteri geopolitici forti e concentrati ( tutti Stati Federali) sul loro interesse strategico.
Cerchiamo dunque di fare il punto sullo stato delle cose in Italia e su quanto abbiamo buona ragione di aspettarci dall’Europa.
In una situazione estrema come quella attuale, il primo problema per molti Paesi membri è quello di non avere limitazioni al loro indebitamento (deficit e debito) per salvare la propria economia e la stessa vita dei cittadini.
Un secondo problema è quello, specie per i Paesi ad alto debito pubblico (Italia in testa), magari cresciuto negli anni per loro “colpa”, di fare in modo che tale debito resti sostenibile.
Un terzo, diversissimo, problema è che gli interventi economici di scopo (affrontare la straordinaria ed incolpevole crisi attuale e derivata), possano rappresentare un nuovo debito Europeo e non un debito nazionale.
Sul primo e sul secondo problema cominciamo a prendere atto che l’Europa è già concretamente intervenuta:
– E’ stata modificata la materia dei Fondi strutturali, non è più richiesto il cofinanziamento nazionale ed è stata introdotta la massima flessibilità per trasferirne le ingentissime risorse da un programma all’altro (lo Stato e le Regioni si sveglino).
– il patto di stabilità è stato sospeso e permette di aumentare il deficit ed il debito andando oltre i parametri che il patto rigorosamente impone (va),
– Il Quantitative Easing, “inventato” e voluto dall’allora Governatore BCE Mario Draghi, non senza resistenze nordiche, resta operativo e viene straordinariamente potenziato. Ciò permette alla BCE di acquistare titoli dei debiti pubblici nazionali, anche selettivamente ed al di là delle rigide proporzionalità previste tra i Paesi Euro, favorendo l’acquisto delle emissioni di Stati in più grave ed oggettiva difficoltà sui mercati. Questa misura è funzionale a contenere il costo del nuovo, ulteriore debito per i Paesi già troppo indebitati ed è fondamentale per l’Italia.
– Il “Temporary Framework for State aid measures to support the economy of the EU members in the current COVID-19 outbreak”, emanato dalla Commissione UE lo scorso 19 marzo, è una iniziativa concreta e fondamentale di cui si parla pochissimo. Si tratta della nuova disciplina in materia di Aiuti di Stato ed è questa la misura Europea che sta permettendo ai Governi di difendere la loro economia nazionale in tutti i settori strategici estesi ad ogni ambito necessario in questo momento. E’ questa opportuna e tempestiva decisione della Commissione UE che, tanto per capirci, ha permesso al Governo italiano il D.L. del 6 aprile ( pubblicato l’8) sul quale ha posto la questione di fiducia votata al Senato il 9.
Per meglio comprendere la portata e gli effetti di questa novità normativa, basta elencarne alcuni punti:
– Gli Aiuti di Stato sono giustificati e sono compatibili col mercato interno sulla base dell’art. 107 del TFUE per rimediare alla carenza di liquidità che le imprese debbono affrontare.
– Gli Aiuti possono essere erogati sotto forma di sovvenzioni dirette,anticipazioni rimborsabili e vantaggi fiscali concessi entro il 31/12/2020.
– Possono applicarsi speciali condizioni di vantaggio per agricoltura, pesca e acquacultura.
– Possono essere concesse garanzie statali/pubbliche per i debiti contratti dalle imprese in relazione alla crisi. Il rimborso deve avvenire in 6 anni.
– Lo Stato può promuovere e sostenere tassi di interesse agevolati.
– Questi benefici possono essere accordati a imprese che non fossero già in crisi alla data del 31 dicembre 2019.
– Possono inoltre essere difese da scalate estere (anche da parte di entità europee) le attività strategiche nazionali.
– I crediti agevolati accordati tramite il sistema bancario/finanziario non debbono attuarsi con modalità che possano favorire tale sistema dando luogo ad aiuti illegittimi indiretti al medesimo.
– Lo Stato può coprire senza limitazioni i rischi di credito a breve delle imprese (vedi l’export, per noi fondamentale).
– Le misure nazionali debbono comunque essere notificate alla Commissione
Ricordato che la Commissione ha anche istituito un Fondo di 100 miliardi per sostenere le casse integrazione nazionali, veniamo punto centrale relativo al terzo problema: è giusto/possibile dare vita ad uno strumento di debito Europeo (Eurobond o altro strumento) che non gravi sui bilanci nazionali dei Paesi Euro?
Qualunque Europeista consapevole sa che il momento è arrivato e che questa è l’ultima chiamata.
L’Europa ha bisogno di un’anima solidale e anche la Germania non può non capire che la “generosità” può essere un ottimo strumento di egemonia.
Non si tratta di mettere a fattor comune i debiti nazionali pregressi, ma di avviare un percorso comune per rilanciare l’intera economia Europea aggredita mortalmente, in modo asimmetrico ma inevitabilmente comunicante, da un fattore esterno che dobbiamo/possiamo battere solo insieme.
Si tratta insomma di mettere in campo risorse europee “ di scopo”, mirate a fini futuri definiti e, naturalmente ed inevitabilmente, controllate nel loro buon uso e destinazione dalle Istituzioni Europee comuni cui tale debito fa capo.
Detto questo, non credo affatto che il solo strumento disponibile sia quello degli Eurobond che sarebbe possibile ma richiede una decisione unanime dell’Eurogruppo e del Consiglio.
Ho dei dubbi sul fatto che i Trattati permettano scorciatoie e so che, per esempio, la Corte Costituzionale Federale tedesca si è già espressa negativamente il 12 settembre 2012 sul MES ( che così come il TSCG “fiscal compact” è un Trattato di natura internazionale e non UE) e sulla possibilità di creare “debito Europeo”.
Cambiare i Trattati UE è poi un processo molto complesso ed impensabile in tempi brevi/medi. La risposta va data adesso.
Occorre dunque visione e realismo da parte di tutti i Paesi Euro. Consiglio di rileggere gli artt. da 119 a 133 del TFUE, con particolare attenzione al 122 sugli interventi eccezionali possibili in situazioni di particolare e grave difficoltà incolpevole, nonché 127,128 e 129 sui poteri/compiti della BCE e del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC).
Detto questo,la BEI ( Banca Europea Investimenti) è forse la Banca più capitalizzata del mondo e ragionare rapidamente sul fatto che essa possa emettere un poderoso prestito obbligazionario Europeo per la rinascita dell’Europa, garantito dalla BCE, non è un’opzione da trascurare.
Neppure il famigerato MES è poi da scartare. Non credo che i principali leader sovranisti ne parlino con cognizione di causa ( come del resto su quasi tutti gli argomenti seri). Certo il MES non servirebbe per come è oggi e sarebbe assurdamente punitivo per gli Stati di fronte a una crisi incolpevole e generalizzata.
Nulla però impedisce di dotare questo meccanismo di un nuovo strumento di scopo, libero da condizionalità che non siano quelle volte a garantire l’uso buono ed appropriato delle risorse messe a disposizione degli Stati (art.122 TFUE).
Anche i tedeschi hanno i loro sovranisti, non meno ignoranti, in mala fede ed ottusi dei nostri, e nessuno vuol fare loro dei regali. La Germania ci serve democratica ed Europea.
Meglio dare una mano e non irrigidirsi su formule prive di sostanza. Comunque sia tecnicamente denominato, la nascita di un nuovo debito solidale Europeo andrebbe molto al di là del pur essenziale valore economico, costituendo la base per una ragionata revisione dei Trattati volta a creare il nucleo Federale dell’Europa.
L’ Olanda, e non solo, se pensa di aver trovato una risposta a tutte le sue domande dovrà pur chiedersi se tali domande siano quelle giuste.
Nei giorni scorsi il Premier albanese Edi Rama ha compiuto un gesto di generosità verso l’Italia ma, soprattutto, di grande visione strategica e politica.
L’Albania è un piccolo Paese, non ricco, che desidera entrare nell’Unione Europea in cui, evidentemente,crede.
La generosità intelligente è un grande e positivo strumento di cui la politica dispone, genera consenso e riconoscenza, presenta minori rischi e costa meno delle guerre, fisiche, commerciali o finanziarie che siano. Crea identità comune e indica un obiettivo verso cui convergere. Questo è il passo storico che serve adesso all’Europa per riconoscersi ed essere riconosciuta nei suoi valori identitari e nel suo peso economico e politico in un mondo che sembra orientato a favorire le condizioni per spartirsela.

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