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La tutela della diversity: una questione etica, economica e normativa!

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La tutela della diversity: una questione etica, economica e normativa!

One of the primary goals of the EU is to promote and foster equality between men and women.
To this extent, the EU suggested a directive – 2012/0299 (COD) – aimed at supporting the presence of women in administrative positions inside companies listed in the stock market.
Hopefully Italy will soon fall in line with the views of the EU.

La tutela della diversity (e, quindi, anche della parità uomini e donne) è un tema che oggi le aziende sono chiamata ad affrontare, innanzitutto per necessità, in quanto viste la globalizzazione, l’incremento della complessità e della competitività e la presenza in ambito lavorativo di culture molto diverse tra loro, occorre trovare soluzioni che consentano di valorizzare al meglio le risorse produttive di cui si dispone in modo tale da poter continuare a stare sul mercato e crescere.
Non bisogna poi dimenticare che gli strumenti tesi a promuovere la parità fra uomini e donne sono già entrati a far parte del nostro ordinamento e rientrano fra i progetti che il legislatore ha fra i suoi primari obiettivi.
A livello europeo, sono numerose le iniziative assunte al fine di promuovere la partecipazione attiva delle donne alla vita politica ed economica. A titolo esemplificativo, si ricordano:
– il “Patto europeo per la parità di genere (2011-2020)” adottato dal Consiglio il 7.03.2011 con il quale si è riconosciuto che le politiche europee volte a promuovere la parità di genere sono vitali per la crescita economica, la prosperità e la competitività di un Paese;
– la “Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2011 sulle donne e la direzione delle imprese (2010/2115 (INI))” con la quale si sono sollecitate le imprese a raggiungere entro il 2015 la soglia del 30% di donne negli organi di gestione ed entro il 2020 quella del 40%;
– la “Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015” stabilita dalla Commissione che costituisce il programma di lavoro della Commissione al fine di promuovere la parità di genere nei più diversi settori (nello Spazio europeo della ricerca – SER -, nel processo decisionale, in materia di congedo per motivi di famiglia, in materia di immigrazione etc).
Nell’ambito di tali iniziative, si inserisce poi la “Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONIGLIO riguardante il miglioramento dell’equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa e relative misure” 2012/0299 (COD) ad oggi in corso di approvazione.
Detto documento è di grande interesse non solo per la parte più strettamente dispositiva (della quale si dirà meglio oltre), ma anche per la parte dedicata ai “considerando”. In detta prima parte (considerando 1-40) si afferma infatti che:
– “La parità tra donne e uomini è uno dei valori fondamentali dell’Unione e uno dei suoi obiettivi fondamentali”.
– “L’utilizzo efficiente del capitale umano è il fattore più importante della competitività di un’economia ed è fondamentale per affrontare le sfide demografiche dell’UE, per competere con successo in un’economia globalizzata e per garantire un vantaggio comparativo rispetto ai paesi terzi”.
– “Il numero di donne dotate di un elevato livello di istruzione e di qualifiche cresce sempre di più”.
– “Continuare a non attingere a questo vivaio nell’ambito dei procedimento di nomina ai posti decisionali in campo economico significherebbe rinunciare a sfruttare appieno un capitale umano di grande competenza”, stante il fatto che, “A livello delle imprese è largamente riconosciuto che la presenza di donne nei consigli migliora il governo societario”.
– “Esistono inoltre elementi che dimostrano che l’uguaglianza sul mercato del lavoro può migliorare sostanzialmente la crescita economica”.
– Nonostante gli interventi effettuati a livello europeo, “le donne continuano ad essere di gran lunga inferiori numericamente agli uomini nei più alti organi decisionali delle imprese in tutta l’UE” e “Nel settore privato e specialmente nelle società quotate, questo squilibrio di genere è particolarmente significativo e accentuato”. Ciò, dipende, da una parte, dall’assenza di regolamentazione e/o dalla frammentazione e dalla divergenza della stessa a livello nazionale e, dall’altra, “dall’attuale mancanza di trasparenza nelle procedure di selezione e nei criteri di qualificazione per l’assegnazione dei posti nei consigli”.
– Gli Stati membri dovranno quindi garantire “che la scelta dei candidati più qualificati per i posti di amministratore senza carichi esecutivi sia basata su una analisi comparativa delle qualifiche di ciascun candidato, con riferimento a criteri prestabiliti, chiari, univoci e formulati in modo neutro” e prevedere sanzioni nel caso in cui ciò non avvenga. Si noti che la proposta di direttiva si occupa di incarichi non esecutivi. Ciò al fine di trovare un “giusto” compromesso fra l’esigenza di aumentare la diversità di genere e la necessità di ridurre al massimo l’ingerenza nella gestione quotidiana della società, oltre che perché chi ha incarichi non esecutivi svolge principalmente una funzione di sorveglianza ed è pertanto più facile scegliere fra candidati qualificati esterni all’azienda o addirittura estranei al settore in cui opera detta azienda.
Ciò premesso, la proposta di direttiva in questione stabilisce in via generale (anche se sono previste altresì alcune esclusioni e attenuazioni per casi specificamente contemplati dalla direttiva stessa) che gli Stati membri dovranno provvedere affinchè le società quotate in borsa “nei cui consigli i posti di amministratori senza incarichi esecutivi siano occupati per meno del 40 % dal sesso sotto-rappresentato procedano alle nomine per tali posti sulla base di un’analisi comparativa delle qualifiche di ciascun candidato, applicando criteri prestabiliti, chiari, univoci e formulati in modo neutro, allo scopo di raggiungere la percentuale sopra indicata entro il 1° gennaio 2020, o entro il 1° gennaio 2018 nel caso di società quotate in borsa che sono imprese pubbliche” (art. 4 co. 1).
Viene poi anche precisato che “Il numero di posti di amministratore senza incarichi esecutivi necessari per raggiungere l’obiettivo di cui al paragrafo 1 è il numero più vicino alla proporzione del 405, ma non superiore al 49%” (art. 4 co. 2)
Quanto sopra fa emergere che tutelare i diritti delle donne (ma anche quelli degli uomini e quindi di tutti i lavoratori a prescindere dal tipo di diversità) significa innanzitutto accettare un modello culturale diverso da quello tradizionale che, innanzitutto gli Stati membri, devono accettare.
Il nuovo modello di lavoro è basato soprattutto sulla valutazione della qualità del lavoro eseguito e degli obiettivi raggiunti, in poche parole, sulla meritocrazia!
Lo studio legale Conte & Giacomini Avvocati di Genova, anche nell’ambito del più ampio progetto Asla Women, si occupa costantemente di dette tematiche, con particolare riferimento alla tutela della diversità di genere, favorendo anche all’interno dello stesso la crescita del talento femminile a tutti i livelli.

Basti pensare che il 41 % dei componenti effettivi dello studio sono donne!

Una particolare attenzione al tema è data ormai da tempo anche dalle aziende, le quali, hanno messo in atto politiche che fanno della diversità una risorsa produttiva. Ciò, sostanzialmente e come è facile intuire, per tre ordini di ragioni:
– etiche;
– economiche, in quanto si è compreso che diversità non significa solo conflitti, ma risorsa e potenziale aumento di creatività e produttività cosicchè i benefici economici sono superiori ai costi di attuazione.
– normative, in quanto, in alcuni settori, si è obbligati ad osservare le leggi contro le discriminazioni;

Si tratta di realtà virtuose delle quali si è discusso proprio qui a Genova il 27 ottobre u.s. nell’ambito della tavola rotonda dedicata, per l’appunto, al tema dell’Unione europea e dei diritti delle donne organizzata da Asla Women e dallo studio legale Conte & Giacomini Avvocati di Genova, in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Genova ed il Festival della Scienza.
All’evento hanno partecipato donne impegnate in politica, nella magistratura, nelle carceri, nell’industria, nella società civile.
In particolare: Alessia Maccaferri (giornalista caposervizio “Nòva24” – Il Sole 24 Ore), Alessia Mosca (europarlamentare); Barbara de Muro (Responsabile di ASLA Women), Bianca Del Genio (Direttrice Divisione Legal & Corporate Affairs di Microsoft Italia), Caterina Jacqueline Silvestri (Engineering Section Manager GE Oil & Gas – Turbomachinery Solutions e Vice Presidente di valore D), Diana Brusacà (Presidentessa della Commissione pari opportunità presso il Consiglio Giudiziario di Genova), Federica Migliardo (biofisica membro del “Voice of Researchers Multiplier Team” e della Commissione Nazionale per l’Etica della Ricerca e la Bioetica del CNR), Giorgia Scuras (avvocatessa dello studio legale Conte & Giacomini Avvocati), Ilaria Natoli (Presidente Ascom Giovani), Ilaria Queirolo (Professoressa ordinaria di diritto internazionale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Genova), Manuela Arata (Presidentessa del Festival della Scienza), Maria Isabella De Gennaro (Dirigente della Casa Circondariale di Genova – Pontedecimo), Nicoletta Viziano (Presidentessa del Gruppo Giovani di Confindustria), Rosella Atzeni (Magistrata e Consigliera presso la Corte d’Appello di Genova).
Donne che hanno raccontato la loro esperienza e alle quali va, ancora una volta, il nostro “Grazie”.

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