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La proposta di riforma del Processo Civile

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La proposta di riforma del Processo Civile

Last December 7th 2018, the Member of Parliament, Mr. Cataldi, filed a law proposal aimed at (i) simplifying and speeding up the current Italian civil trial procedure (ii) establish the prevalence of the substantive law over the procedural law (iii) strengthen the alternative dispute resolution procedure. Considering the proposed changes it is expected that, during the parliamentary process, such a proposal may be significantly amended.

In data 7.12.2018, è stata depositata la proposta di legge a cura dell’Onorevole Roberto Cataldi rubricata “Disposizioni per la semplificazione e velocizzazione del processo civile nonché per la riaffermazione del principio di prevalenza del diritto sostanziale sul diritto processuale”. Come agevolmente intuibile dal titolo di detta proposto, lo scopo della medesima è quello di semplificare l’attuale costruzione del processo civile, molto spesso criticata per le sue lungaggini, velocizzando gli incombenti necessari all’emissione della sentenza, nonché quella di evitare che le attuali rigidità del processo possano ledere i diritti dei singoli.

Gli interventi legislativi che tale documento propone consistono principalmente:

  1. nell’eliminazione dell’udienza di giuramento del CTU;
  2. nell’eliminazione dell’obbligatorietà della concessione dei termini ex art. 183 c.p.c. per lo scambio delle memorie che, nella versione proposta, diverrebbero solamente eventuali, limitati ai casi di particolare difficoltà, e ridotti a due (un primo, di trenta giorni, per il deposito di memorie per la precisazione o modificazione delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte e per l’indicazione dei mezzi di prova e delle produzioni documentali e, un secondo, anch’esso di trenta giorni, per replicare alle domande ed eccezioni nuove o modificate dall’altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni nuove o modificate dall’altra parte e per l’indicazione di prova contraria);
  3. nell’obbligo di indicare, nell’atto introduttivo, i mezzi istruttori richiesti (così come già previsto nel rito del lavoro);
  4. nel trattenimento automatico della causa in decisione a seguito della conclusione della fase istruttoria (con eliminazione quindi dell’udienza di precisazione delle conclusioni);
  5. nella previsione di una sentenza limitata all’enunciazione dei motivi di diritto ed al giudizio di valutazione delle prove;
  6. nella previsione del principio di rimediabilità degli errori procedurali (ad es. inserendo la possibilità per il Giudice, così come già previsto nel rito del lavoro, di disporre d’ufficio l’assunzione di mezzi di prova);
  7. nell’estensione dell’ambito di applicazione del procedimento di correzione degli errori materiali delle sentenze;
  8. nella previsione della possibilità per gli Avvocati di assistere alle udienze in videoconferenza;
  9. nel ripristino del termine di sospensione feriale di 46 giorni;
  10. nell’introduzione di una serie di meccanismi volti al potenziamento dei sistemi di a.d.r. (alternative dispute resolution) ed alla riduzione del carico giudiziario;
  11. nell’eliminazione del filtro in appello di cui agli artt. 348 bis e 348 ter c.p.c.

Sebbene i fini che si prospetta tale proposta siano assolutamente condivisibili, è prevedibile che la stessa venga fortemente criticata, soprattutto nella parte che prevede l’obbligo per gli Avvocati di indicare, sin dall’atto introduttivo, i mezzi istruttori richiesti ed in quella che propone l’eliminazione dell’obbligatorietà dei termini ex art. 183 c.p.c., e che la stessa, nell’iter parlamentare possa subire consistenti modifiche.

Tomaso Romanengo