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Italia perno d’Europa con Mattarella.

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Italia perno d’Europa con Mattarella.

Rappresentare senza ombre l’Italia oltre i suoi confini è una questione che riguarda il ruolo del nostro Paese in Europa. Presidente della Repubblica e Premier non sono negoziabili ad un altro livello.

Come ormai da qualche tempo (quasi) tutti i cittadini italiani hanno capito (finalmente)il futuro dell’Italia è strettamente legato ai fondi europei straordinari del Next Generation UE che,sia chiaro, in parte rappresentano un debito.

Non era così scontato che la Germania ed i Paesi “frugali”accettassero questa nuova politica economica e non è affatto scontato che essa troverà conferma in una modifica strutturale del Patto di stabilità che sarà presto rinegoziato anche col contributo del Governo italiano.

E’ dunque evidente, anche per chi non sia esperto di economia e finanza, che per i Paesi ad elevato debito (oggi crescente), la vera scadenza strategica è rappresentata da quel negoziato che, tra i grandi Paesi UE, vede Francia e Spagna nostri alleati non disinteressati .

Conosciamo anche la nostra debolezza tecnica nell’utilizzo dei fondi UE. Siamo indietro di circa 36 miliardi sui fondi ordinari ed ora dobbiamo ottenerne e spenderne quasi 200 dei fondi straordinari. L’affidabilità del nostro Governo sarà dunque fondamentale.

Soprattutto se vorremo parlare autorevolmente di nuovi compiti alla BCE e di stabile regolazione del debito europeo, oltre che di fiscalità armonizzata e di politica estera e di difesa comune.

Non dimentichiamo neppure che le “condizionalità” all’erogazione dei fondi straordinari esistono eccome. Ne ricordo alcune: il controllo della Commissione sulla pertinenza e qualità dei progetti, il controllo della Procura Europea (EPPO) di cui nessuno parla ma che dal 1° giugno 2021 è operativa, il rispetto dei parametri dello Stato di diritto individuati dal Regolamento 2020/2092 che, non a caso, è “relativo al regime di condizionalità per la protezione del bilancio dell’Unione”.

L’Europa ha investito su di noi ed è normale che ci osservi con attenzione.

Da oltre 100 anni il nostro Paese in Europa è uno specialissimo numero due: nessuno può aspirare ad essere il numero uno (Francia o Germania che sia), senza esserci alleato.

E’ il nostro limite e la nostra forza. Saperne fare buon uso è fondamentale. Nel passato abbiamo fallito, anche tragicamente. Oggi abbiamo una straordinaria occasione e non possiamo sbagliare.

Non è un sogno: possiamo davvero essere alla guida dell’Europa “federale” garantendo l’equilibrio franco-tedesco nel quadro occidentale ed è questo il ruolo che la Storia ci ha assegnato in questa fase complicata.

L’Europa poi potrà essere conservatrice o progressista, il punto è importante ma viene dopo, ma conta sapere che fuori da essa non esistiamo.

Avendo ben chiare queste premesse, chiedo al cittadino medio di immaginare alcuni scenari:

  1. Draghi non è più Premier,quasi certamente, dopo le elezioni del 2023,
  2. Berlusconi viene eletto Presidente della Repubblica e, dopo le elezioni, ove vinte dal centro-destra, assegna doverosamente l’incarico a formare il nuovo Governo a Meloni o a Salvini. Pensate sia rassicurante per i nostri creditori? Oppure pensate che gli stessi Meloni o Salvini ci guadagnerebbero non poco a ricevere l’incarico da un Presidente che si chiami Mattarella o Draghi?

Il Presidente della Repubblica si elegge ora, le elezioni politiche avranno luogo al più tardi nel 2023 ma i fondi europei straordinari dovranno essere ricevuti e gestiti fino al 2026  da un Governo che dopo il 2023 non avrà più il “garante” Draghi come Premier e che avrà giustamente carattere politico, qualunque esso sia.

L’Europa (e i mercati internazionali) guarda avanti e non può non prefigurarsi gli scenari che riguarderanno nei prossimi 5 anni un grande Paese cui oggi sta facendo credito nel comune interesse visto che senza di noi l’Europa non tiene.

Detto questo mi domando come possano esserci dubbi che a Palazzo Chigi deve restare Draghi fino alle elezioni politiche e che il solo Presidente eleggibile in previsione del dopo 2023 è lo stesso Mattarella. L’unico piano B valutabile è che una personalità molto credibile, anche sul piano internazionale, venga indicata dal centro-destra.

Al momento “masochisticamente/tatticamente?” la cosa non sembra all’ordine del giorno.

Mi chiedo se i cittadini italiani interessati al tema, consapevoli che rischia non solo l’ideale europeo ma anche il loro portafoglio, non sentano l’istinto spontaneo di recarsi sulla splendida Piazza del Quirinale per invocare Mattarella (ed i loro Partiti  di riferimento,tutti) ad essere eletto alle prime tre votazioni.

Ancora una volta nella Storia moderna ne và del ruolo italiano ad essere numeri due decisivi per il nostro e l’altrui futuro.

(Articolo pubblicato su Il Secolo XIX, edizione del 16/1/2022)

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