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Il Referendum, la Costituzione dimenticata e l’Europa

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Il Referendum, la Costituzione dimenticata e l’Europa

Sappiamo chi ha vinto e non entro nella scelta di voto sul referendum (si o no alla riduzione del numero dei Parlamentari) se non per osservare che le ragioni addotte dalle due parti contrapposte durante la campagna elettorale si sono concentrate esclusivamente su temi connessi alla quantità e non alla qualità dei membri delle Camere.

Il risparmio economico simbolico, la (presunta) maggiore efficienza se si è in pochi, il rapporto numerico elettori/eletti più in linea con le altre democrazie europee e non solo, da un lato, il vulnus alla rappresentanza vicina ai territori, la deriva populista contro le regole della democrazia costituzionale, dall’altro. Per quasi tutti la necessità di modificare la legge elettorale e la struttura dei collegi imposta da una eventuale vittoria del si.

Il tema della qualità della nostra democrazia è totalmente omesso/eluso.

Si trascura il fatto, peraltro ovvio, salvo per coloro che la democrazia parlamentare vogliono scardinarla, che il punto non è né la legge elettorale, né il numero dei membri delle Camere, né i compensi a loro riservati, né i costi della politica.

Come diceva Winston Churchill, in molti(fortunatamente) pensano che la democrazia sia un lusso faticoso a cui non intendono comunque rinunciare non essendo stato, finora, inventato un sistema di governance migliore.

Il punto,vero e sostanziale, è la trasparenza dei Partiti e la qualità dei candidati che selezionano ed esprimono, anche a prescindere dal fatto che gli elettori dispongano o meno della preferenza. Cosa del tutto irrilevante se tale preferenza è orientata su candidati di fatto “nominati” con modalità non trasparenti e su basi troppo spesso indipendenti dalla loro qualità.

Sto parlando di una cosa semplice ed antica, del tutto rimossa dal dibattito politico: l’art. 49 della Costituzione e la mai fatta legge sui Partiti ( non parlo qui dell’art. 39 e della, anch’essa mai fatta, legge sui Sindacati).

Pongo alcune domande:

  1. E’ normale che anche la più modesta società di persone o di capitali sia soggetta dal Codice Civile a stringenti regole di governo e che, al contrario, salvo la vigenza della tutela penale per le condotte che vi rientrino, le Associazioni attraverso le quali si seleziona la classe politica non siano vincolate dalla Legge alla trasparenza civilistica di tutti i loro meccanismi interni?
  2. E’ normale che per fare un qualunque mestiere, anche “umile”, si debba essere formati permanentemente e che, al contrario, per essere candidati a legiferare ed a governare la cosa pubblica in un complesso contesto europeo, non sia richiesta una formazione tecnica (non sto parlando di titoli ufficiali di studio)di elevato livello, proporzionata al ruolo cui ci si candida (Parlamento europeo, Parlamento nazionale, Regioni, Enti locali)?
  3. E’ ragionevole pensare che i Partiti, naturalmente liberi di differenziarsi nella loro base culturale e programmatica ( purchè nel rispetto della cornice costituzionale), debbano farsi carico della formazione tecnica dei loro candidati (anche attraverso loro Fondazioni) dimostrando di averla attuata e verificata concretamente?
  4. E’ ragionevole rimeditare il tema del finanziamento pubblico ai Partiti e alle loro Fondazioni partendo dal presupposto che fare politica (anche) onestamente costa?

Le domande potrebbero proseguire, ma mi fermo qui.

Ricordo solo che, anche in questo, al di là di sempre improbabili paragoni con altri singoli Paesi (ciascuno ha la sua storia e le imitazioni non sono sempre pertinenti e raccomandabili a prescindere dal contesto)vale invece moltissimo il confronto con la normativa europea che rappresenta il parametro comune cui tendere, per tutti i 27  Paesi membri che ne sono parte.

Il Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n.1141/2014 (oggi integrato dal Regolamento 2018/1046) riguarda lo “statuto e il finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee” dando per scontata la risposta alle domande che ho sopra proposto nel senso che i Partiti europei debbono fare attività seria e documentata di formazione, che essi e le Fondazioni collegate debbono ricevere proporzionate risorse pubbliche, che il controllo sulle spese deve essere indipendente e stringente, che l’ambito è il rispetto della democrazia fondata sullo Stato di diritto ed il fine quello di accrescere il senso di responsabilità e la fiducia dei cittadini europei.

Perché, a prescindere da chi ha vinto, non parliamo di questo, finalmente, allo scopo di darvi attuazione restituendo ruolo, responsabilità e fiducia a tutti i nostri Partiti politici?

Potrebbe non piacere a talune nomenklature, ma certo piacerebbe ai cittadini che hanno votato si o no,poco importa, e gioverebbe alla politica ed alla democrazia.

 

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