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Il Green Deal della Commissione UE è la vera opportunità per l’Italia

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Il Green Deal della Commissione UE è la vera opportunità per l’Italia

Il Recovery and Resilience Facility per 560 miliardi (sussidi e prestiti di scopo) ed il Solvency Support Instrument per 31 miliardi (sostegno alle imprese),che si aggiungono al Fondo SURE (anti disoccupazione), alla nuova , temporanea disciplina UE in materia di Aiuti di Stato, al poderoso Quantitative Easing della BCE denominato Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), alla linea MES di finanziamento allo 0,1% e senza condizionalità, salva la destinazione delle risorse a investimenti connessi al sistema sanitario, costituiscono una mole impressionante e non scontata di interventi economici che la Commissione europea,spinta dalla moral-political suasion dal Parlamento e dalla BCE (gaffes comprese), è decisa a mettere in campo.
La Presidente della Commissione, von der Leyen ha definito il progetto presentato il 27 maggio come il “Repair and Prepare for the Next Generation EU” ed ha concluso il suo discorso con la frase “Vive l’Europe!”.
La decisione finale spetta ora al Consiglio europeo, ove siedono gli Stati, che si riunirà il 18 giugno a Bruxelles con modalità fisiche e non virtuali. Se non vi sarà un accordo, è già previsto un secondo summit in luglio.
Sappiamo bene quale sia il tema su cui i Paesi c.d.“frugali”, Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, danno battaglia: puntare su prestiti, magari agevolati, e non su investimenti di scopo a fondo perduto e limitare il principio che, per il futuro, possano esistere debiti europei condivisi finalizzati a grandi progetti strategici di interesse comune.
Sappiamo anche che la Commissione UE , nella persona del Commissario all’economia Gentiloni, ha posto concretamente all’attenzione la fiscalità “di favore” di sei Paesi membri che mal sopportano una visione “equa e solidale” dell’Europa.
I temi sono certamente diversi ma non credo siano del tutto disgiunti.
Così come non lo è quello dell’inviolabilità dei principi su cui si fonda lo Stato di diritto e la democrazia basata sulla legge e sul bilanciamento dei poteri.
Darei per scontato che una intesa positiva verrà raggiunta, anche grazie alle prese di posizione tedesca e francese ( la recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca non solo non rappresenta un ostacolo ma può e deve essere una spinta all’iniziativa politica indispensabile a far progredire l’Europa verso una adeguata riforma dei Trattati ), ed è certo che tale intesa toglierà argomenti ai partiti populisti e sarà particolarmente utile all’Italia, alla Spagna e non solo, per ridurre gli squilibri tra le economie dell’area Euro. Squilibri che,enfatizzati oggi dall’asimmetria degli effetti provocati dalla pandemia e senza colpa alcuna dei Paesi più colpiti, alla fine della storia, danneggiano anche l’economia i Paesi più virtuosi. Nessun Paese UE può reggere l’urto di questa crisi e nessuno da solo potrebbe confrontarsi degnamente con i colossali competitors, nostri storici ed indiscussi alleati compresi, che si contendono in modo molto aggressivo la supremazia e la nuova ripartizione delle aree di influenza nel mondo. Negoziare da posizioni forti è sempre opportuno, anche con gli amici di vecchia data.
Tutti spero abbiano capito che l’Europa è davvero la misura minima per difendere la nostra identità ed i nostri interessi, ad ogni livello, anche regionale ( la Libia è solo un esempio).Una sempre più forte integrazione, magari graduale, appare dunque una necessità per difendere il modello politico-sociale ed economico che prese il via nel secondo dopoguerra e che portò, nel marzo ’57, alla firma del Trattato di Roma ed alla allora CEE.
Detto questo solo per sommi capi, visto che molto se ne parlerà nei prossimi mesi, vorrei qui richiamare l’attenzione su un punto, mai abbastanza sottolineato, che ci riguarda con particolare forza.
E’ un momento della storia in cui si gioca il futuro dell’Europa, certo, ma anche quello dell’Italia. Non ci sarà un’altra occasione per dimostrare che meritiamo fiducia, che siamo un grande Paese fondatore, che sapremo investire bene le risorse che arriveranno facendo la nostra parte da protagonisti per rendere forte nel mondo il modello europeo, davvero unico per il suo mix di valori ed interessi fondati su di essi che,finora,ha saputo garantire benessere,libertà e pace ai propri cittadini.
La Commissione europea, il 29 gennaio 2020 aveva presentato il suo programma di lavoro, molto ambizioso, come direbbe il nostro Premier. Tutti lo conosciamo come il “Green Deal” ed i suoi Annessi.
Questo è il nostro documento di lavoro fondamentale per attivare sussidi e prestiti agevolati di fonte europea. E’ infatti chiaro che l’accesso a tali diversificati benefici non conterrà alcuna limitazione alle nostre prerogative sovrane ma certamente presupporrà la presentazione di progetti strategici su cui spendere/investire le risorse e,ovviamente, includerà verifiche sull’effettiva destinazione delle risorse medesime agli scopi dichiarati ed approvati dalla Commissione.
Chi conosce il meccanismo dei Fondi europei sa bene che il controllo è rigoroso e non ha motivo di lamentarsene. Esso infatti offre garanzie che le distorsioni e le frodi possano essere evitate/limitate e, se del caso,scoperte e punite anche penalmente. Ricordiamo tra l’altro che da gennaio 2021 sarà operativa la nuova Procura Europea che avrà competenza diretta sulle frodi in danno dell’UE.
Ebbene il Green Deal ci dice su quali settori, sanità a parte, dobbiamo puntare per riconvertire la nostra struttura economica e statuale ai nuovi obiettivi che l’Europa si è data e sui quali sarà ampliato il prossimo bilancio europeo 2021/2027 ed i “fondi propri” coi quali alimentarlo.
Ricordiamo anche quanto ciò sia essenziale per proteggere il più possibile l’occupazione presente e futura.
Poter disporre di grandi risorse infatti, può garantire la tenuta del sistema economico ma, non necessariamente, genera posti di lavoro ove tali risorse siano spese/investite in settori senza futuro o in logiche, pur necessarie nel breve periodo, di natura esclusivamente assistenziale.
Formazione e ricerca, grandi opere infrastrutturali di interesse europeo compatibili con l’impatto ambientale, innovazione tecnologica delle nostre principali e qualificate filiere produttive, riforma del sistema burocratico e della Giustizia, mi sembrano i settori strategici sui quali l’Europa aspetta i nostri progetti.
Quanto alla Giustizia ricordo che proprio in questi giorni la Commissione ci ha invitato a programmare interventi atti a migliorarne l’efficienza e la celerità essendo essa un fattore fondamentale per le scelte di investimento. E ciò a maggior ragione nel momento in cui, come ho accennato, anche in ambito di grandi illeciti economici transfrontalieri siamo alla vigilia di una piena e diretta competenza penale europea che presuppone sistemi nazionali affidabili e qualificati. Le risorse economiche ritengo arriveranno anche in questo settore essenziale e occorrerà saperle acquisire e gestire.
La Fase 2, dopo tanto dolore, è il momento delle opportunità. Da non sprecare.

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