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Il caso RYANAIR (sentenza C-168/16 e C-169/16 CGUE, del 14 settembre 2017)

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Il caso RYANAIR (sentenza C-168/16 e C-169/16 CGUE, del 14 settembre 2017)

La Corte di Giustizia dell’Unione europea si è recentemente pronunciata a favore dei lavoratori della Ryanair, in una controversia sorta tra questi ultimi e la compagnia aerea.

Alcuni dipendenti della Ryanair, di cittadinanza portoghese, spagnola e belga avevano chiesto alla compagnia aerea che, in caso di controversia, il giudice belga fosse competente a pronunciarsi sui loro contratti di lavoro, poiché essi avevano la loro base di lavoro all’aeroporto di Charleroi (Belgio).

La compagnia aerea irlandese si era opposta a una tale richiesta perché considerava come effettuate in Irlanda le prestazioni lavorative del personale di cabina, dato che le funzioni erano esercitate a bordo di aerei immatricolati in tale Stato membro. Infatti, tutti i contratti di lavoro delle hostess e steward della Ryanair erano redatti in lingua inglese, erano disciplinati dal diritto irlandese e contenevano una clausola che attribuiva la competenza al giudice irlandese.

La Corte nella sua sentenza ha ricordato che, per quanto riguarda le controversie relative ai contratti di lavoro, le norme europee tutelano espressamente il lavoratore quale parte contrattualmente più debole. Al lavoratore è quindi consentito convenire in giudizio il datore di lavoro dinanzi al giudice che considera più vicino ai suoi interessi, potendo scegliere tra gli altri fori anche quello del luogo dove il lavoratore “svolge abitualmente la propria attività”.

In realtà, infatti, gli assistenti di volo iniziavano e terminavano la loro giornata lavorativa all’aeroporto di Charleroi, ricevevano da lì le istruzioni necessarie ed erano contrattualmente tenuti a risiedere a meno di un’ora dall’aeroporto. Considerando tutti questi elementi la Corte di Giustizia ha ritenuto competente il giudice di tale Stato, poiché gli assistenti di volo adempivano la parte sostanziale delle loro attività in Belgio.