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Corte di Giustizia dell’Unione europea: no al marchio “bio” europeo per le carni halal

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Corte di Giustizia dell’Unione europea: no al marchio “bio” europeo per le carni halal

La Corte di Giustizia UE, con la causa C-497/17, è intervenuta su un contenzioso relativo all’utilizzo del logo di produzione biologica dell’UE sulle pubblicità e gli imballaggi di carne certificati “halal”, stabilendo che le regole di diritto dell’Unione europea non consentono l’apposizione di tale logo su prodotti provenienti da animali che sono stati assoggettati a macellazione rituale senza previo stordimento.

Il procedimento è nato in Francia nel 2012 dall’associazione Œuvre d’assistance aux bêtes d’abattoirs (Ente di assistenza agli animali da abbattere, ‘OABA’) che presentò al Ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione una domanda intesa a far vietare la dicitura “agricoltura biologica” (‘AB’) sulle pubblicità e gli imballaggi di hamburger di carne bovina certificati “halal”.

La Corte, infatti, ricorda che la pratica della macellazione rituale, nel corso della quale l’animale può essere ucciso senza stordimento, è autorizzata a titolo derogatorio dall’Unione solo per garantire il rispetto della libertà di religione.

Tuttavia, questa pratica, non consente di attenuare il dolore, la paura e la sofferenza degli animali quanto la macellazione preceduta da stordimento.

Pertanto, i metodi particolari di macellazione prescritti da riti religiosi eseguiti senza previo stordimento, non equivalgono, in termini di garanzia di un livello elevato di benessere degli animali al momento del loro abbattimento, al metodo della macellazione con stordimento previo, in linea di principio imposto dal diritto dell’Unione.

La Corte quindi sottolinea che: “poiché l’obiettivo delle norme dell’Unione relative all’etichettatura biologica consiste nel “tutelare e giustificare la fiducia del consumatore nei prodotti etichettati come biologici” e rileva che è importante vigilare affinché ai  consumatori sia garantito che i prodotti che recano il logo di produzione biologica dell’Unione europea, che è quello preso in considerazione, in realtà, dal giudice del rinvio, siano stati effettivamente ottenuti nel rispetto delle norme più elevate, in particolare in materia di benessere degli animali.”

Di conseguenza, la Corte ha concluso che: “Le regole di diritto dell’Unione non consentono l’apposizione del logo di produzione biologica dell’Unione europea su prodotti provenienti da animali che sono stati assoggettati a macellazione rituale senza previo stordimento.”

Avv. Manuela Giacomini